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Mariti e lavoro: istruzioni per l’uso

Anno da dimenticare per l'economia ed il lavoro in Italia. Dal 1965 a oggi, la crescita del PIL non è stata mai così bassa, se si esclude il tonfo del 2009. La disoccupazione è ai massimi storici.

Un numero crescente di italiani si trasferisce all’estero, ma a molti non resta che affrontare la guerra di trincea tutti i giorni sul posto di lavoro. Quando l’azienda non ce la fa più, stremati, ci si trova senza lavoro, con poche energie e poche opzioni.

Per molti mariti la perdita del lavoro ha conseguenze pesanti sul loro benessere e quello delle loro famiglie. La difficile situazione può essere aggravata dall'acquirsi delle tensioni di coppia.

Abbiamo incontrato Maurizio Meani e Massimo Gozzetti, rispettivamente Consigliere e Vice-presidente di UnBreakFast, associazione di professionisti alla ricerca di un nuovo lavoro. Nei loro incontri si rinforza l’autostima, nascono nuove idee e si da vita a nuove iniziative imprenditoriali. Molti dei partecipanti sono sposati.
Massimo e Maurizio ci offrono uno spaccato del mercato del lavoro visto dalla prospettiva dei mariti. Attraverso la loro esperienza in UnBreakFast, ci spiegano come non farsi prendere alla sprovvista sul posto di lavoro e, se ci sono imprevisti, come "cadere in piedi" senza ripetere gli errori che altri hanno commesso prima di noi.

È vero che la società identifica tuttora il marito con il lavoratore?

Sebbene il marito si occupi in misura crescente di altre attività, come quelle domestiche o quelle legate alla cura e all’educazione della prole, esso resta per lo più un lavoratore.

Pertanto, quando il marito perde il lavoro, perde anche il ruolo principale che lo identifica nella famiglia e nella società. La perdita del ruolo insieme alla riduzione dell’autostima limita la sua capacità di continuare a essere un importante punto di riferimento nella famiglia.

A complicare questa situazione, si inserisce talvolta l’incapacità o la mancanza di volontà da parte della moglie di assumere il ruolo di riferimento lasciato vacante dal marito.

Ma nel licenziare non c'è attenzione alla situazione familiare del marito: mono-reddito, figli o genitori a carico?

In questo difficile contesto economico, il datore di lavoro è sempre meno attento alla situazione personale indipendentemente dal gruppo a cui appartiene il lavoratore.

In ogni caso, la perdita del lavoro è un evento traumatico per tutti e ha bisogno di tempo per essere rielaborato. La difficile fase economica che sta attraversando il nostro Paese, può allungare i tempi di rielaborazione poiché le persone non vedono una facile via d’uscita dalla situazione di non impiego.

Proprio per mitigare gli effetti negativi del licenziamento, sono stati creati alcuni strumenti come l’outplacement, il counseling, il coaching, e gli strumenti di supporto al welfare.

Quali sono gli impatti della perdita del lavoro sul marito? Che consigli vi sentite di dare?

Per rispondere a questa domanda, raccontiamo due situazioni reali accadute ai nostri soci.

Mario perde il lavoro, ma non vuole dirlo a nessuno, nemmeno ai suoi familiari. Pertanto, tutte le mattine esce di casa e finge di andare a lavoro. Alla fine del mese, una parte della sua liquidazione arriva sul conto corrente di famiglia con la causale “stipendio”. Nel frattempo cerca lavoro, ma non lo trova, finiti i soldi, dice la verità alla moglie che si separa dal lui poco tempo dopo.

Un'altra situazione è quella di Paolo che invece lo dice alla moglie la quale però lo caccia via di casa giustificando la decisione con la necessità di proteggere la prole dalla possibile vendita forzata della casa di famiglia.

Queste due vicende diametricamente opposte, ci spingono a dare alcuni consigli. Il primo è di riferire subito alla moglie l’accaduto. Il secondo è di non creare nella coppia la falsa percezione che il marito avrà sempre il lavoro. In questo modo i coniugi saranno pronti ad affrontare insieme l'eventuale licenziamento e porranno in essere comportamenti preventivi atti a proteggere la coppia, come, per esempio, valorizzando i rapporti con gli altri.

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Infine, consigliamo ai mariti di continuare a nutrire quelle capacità trasversali, dette soft skills, come l’empatia, la capacità di dialogo e di relazione che sono molto importanti quando si cerca lavoro, ma che si possono perdere quando si lavora.

Quali sono invece le conseguenze della decisione di difendere ad oltranza il proprio posto di lavoro?

UnBreakFast si occupa della fase successiva alla perdita del lavoro, tuttavia anche la difesa del posto di lavoro può produrre uno stress elevato.

Al fine di evitare la “lotta di trincea”, consigliamo ai mariti di restare vigili sulle prospettive del proprio lavoro e di prestare attenzione ai segnali deboli, ossia a tutte quelle situazioni che non hanno il carattere di urgenza, ma che ci possono avvisare se l’azienda sta entrando in un momento difficile. Ad esempio, se un collega viene licenziato, chiediamoci se è un evento isolato o qualcosa di più.

L’attenzione ai segnali deboli permette di cambiare direzione prima che il peggio accada e aiuta i mariti a preparare la famiglia e la coppia a possibili situazioni avverse.

Cosa succede quando è il marito a lasciare l’azienda?

Spesso i mariti se ne vanno perché hanno già un progetto oppure perché il lavoro sta incidendo in modo eccessivo sulla qualità della vita. Il marito che lascia è spesso sostenuto dalla famiglia e dalla moglie.

Questi mariti hanno fatto un’analisi dei segnali deboli e, probabilmente, hanno accantonato l’orgoglio e il desiderio di conservare il posto di lavoro a tutti i costi. Spesso, sono diventati imprenditori di se stessi, ovvero, si sono preparati a correre i rischi derivanti dalla conclusione del rapporto di lavoro. Essendosi preparati, hanno probabilmente alcuni progetti realistici ai quali sono interessati.

Tuttavia, è importante che questi mariti valutino attentamente lo stato di avanzamento dei loro progetti e se necessario che li modifichino per tenere conto delle circostanze.

Gli interessi extralavorativi possono aiutare?

Gli interessi extralavorativi, se non sono di eccessiva distrazione, possono generare nuove idee e mantengono il marito impegnato anche nel periodo di inoccupazione.

In ogni caso, è importante che marito e moglie siano pronti ad affrontare e gestire gli imprevisti della vita e, se necessario, a modificare insieme il loro progetto di vita.

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Massimo Gozzetti, coach-formatore, è azionista di UBF Partner Srl. Dal 2007, è VicePresidente di UnBreakFast. Precedentemente, Massimo è stato Direttore Generale della To Do Outdoor Group, Amministratore Delegato della Kyt Srl e Direttore Generale della TMP – The Media Partnership. Massimo è sposato ed è padre di tre figli.


Salute in famiglia: la terza via

Stetoscopio
dinostock – Fotolia

L’anello nuziale è una delle prime forme di assicurazione. Poi sono arrivate le compagnie di assicurazione che coprono rischi, ma a caro prezzo.

Un esempio è l’assicurazione auto. Liberalizzazioni, bonus-malus, assicurazioni online e apertura alla concorrenza non sono servite a fermare l’ascesa dei premi assicurativi. Quando poi l’assicurato ha bisogno del rimborso rischia di arrivare la beffa: vizi formali, clausole vessatorie, cavilli da azzeccagarbugli.

La situazione è più critica nelle polizze salute che ci danno molta protezione quando stiamo bene, ma che ci proteggono meno quando stiamo male.

Ma allora perché le sottoscriviamo? Esistono delle alternative? Forse si: le società di mutuo soccorso.

Da non crederci.

Che cosa sono le mutue sanitarie? Che servizi offrono?

Le mutue sanitarie coprono i costi delle prestazioni sanitarie in Italia e all’Estero. Visite specialistiche, spese odontoiatriche, esami ospedalieri, inclusa l’alta diagnostica, fisioterapia, ricoveri, spese di degenza, l'invio di un familiare. Offre poi altri servizi, come l’assistenza domiciliare e ospedaliera il parere di un medico, l’assistenza telefonica 24 ore su 24 ecc.

Sono servizi tipici delle polizze assicurative sulla salute che la mutua offre ai suoi soci. Nel caso di Insieme Salute ci sono limiti di età fra i 60 e gli 80 anni, ma solo al momento dell’adesione. Una volta soci nella Mutua si ha diritto a rimanerci quanto si vuole. La mutua rimborsa le prestazioni private, in network e fuori network, e quelle erogate dal Servizio Sanitario Nazionale. Il network di Insieme Salute conta più di 1.000 enti in Italia.

Quindi si è soci della mutua, mentre si è clienti dell’assicurazione. Cosa vuol dire in pratica?

In pratica vuol dire che la mutua non può escludere il socio. Con l’assicurazione, l’assicurato diventa cliente e perciò l’assicurazione ha il diritto di recesso o di non rinnovo. Inoltre, nelle polizze sulla salute, l’assicurazione rinegozia le condizioni e questo si traduce in rialzi del premio ovvero nell’esclusione delle patologie sopravvenute e accertate. Questo può creare un rapporto asimmetrico dove il cliente va bene finché è sano.

Nelle polizze salute, l’assicurazione ha l'obbligo di rimborso delle somme pattuite, è così anche per la mutua? I soci hanno responsabilità limitata?

Con le assicurazioni piccoli errori del cliente si possono tradurre in grossi problemi. Le innumerevoli clausole contrattuali offrono ai legali di parte ampio spazio per negare il rimborso. Al contrario, la mutua ha condizioni semplici e chiare, contribuisce anch’essa fino al limite previsto nel contratto di adesione e può avvalersi delle riserve patrimoniali per coprire disavanzi di gestione. La responsabilità dei soci è limitata alla quota versata.

Se il socio ha il diritto di restare, non c’è il rischio che si comporti con opportunismo a svantaggio degli altri soci?

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Nelle relazioni umane c’è il rischio di comportamenti scorretti. La nostra esperienza è che prevalgono responsabilità e correttezza. Per esempio, la quota di adesione di Insieme Salute è cresciuta in linea con l’inflazione. L’unica eccezione è stata l’anno scorso, quando abbiamo dovuto alzare la quota per far fronte al brusco innalzamento dei ticket sanitari previsto dal Governo.

Per ridurre il rischio di comportamenti scorretti, Insieme Salute sensibilizza gli iscritti ad un corretto rapporto con la mutua fin dal primo incontro e mantiene lo spirito di collaborazione fra soci attraverso eventi e campagne informative.

Le mutue sono state istituite nel 1886. Quindi Alberto Sordi ne "Il medico della mutua" lavorava per una mutua sanitaria?

Non proprio, probabilmente lavorava per l'INAM, istituto fondato nel 1943 per fornire cure mediche e ospedaliere ai lavoratori dipendenti privati e ai loro familiari. Il datore di lavoro versava i contributi per conto del lavoratore. L’INAM non è una mutua in quanto gli iscritti non sono soci e quindi sono completamente “passivi” rispetto alle scelte di gestione e alle decisioni di spesa. L’INAM è stato sciolto nel 1977 quando è stato istituito il Servizio Sanitario Nazionale. Anche il SSN non è una mutua.

Per quale motivo la mutua non dovrebbe ripetere le aberrazioni viste nel Servizio Sanitario Nazionale?

Innanzitutto, le dimensioni delle mutue sono piccole rispetto al SSN e pertanto si crea un senso di appartenenza e di responsabilità fra i mutuati. Il personale direttivo è anch’esso responsabilizzato in quanto i risultati della gestione sono comunicati agli stessi mutuati che decidono sul rinnovo del mandato. Le strutture di gestione delle mutue sanitarie sono snelle ed efficienti e anche l’andamento dei costi è trasparente. Inoltre, la mutua non paga dividendi e, a differenza del SSN, non gestisce le strutture sanitarie.

Quanti dei vostri aderenti sono coppie sposate? Chi fa il primo passo, la moglie o il marito?

Le coppie sposate rappresentano la maggior parte degli aderenti. Sono tipicamente le mogli a fare il primo passo anche se poi decidono insieme.

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Valerio Ceffa, classe 1950, laureato in Scienze Politiche alla Statale di Milano. Direttore Generale di Insieme Salute dal 1996 quando la Mutua ha iniziato ad operare, prima di occupare questa posizione collaborava con un’altra Mutua. In precedenza è stato dirigente di un’organizzazione di piccole imprese. Valerio Ceffa è sposato e ha due figlie.