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Moglie e marito nell’arte

 
A cura di Aldo Pancheri

Nella storia dell’arte moltissime volte più che la moglie è presente o è citata la modella dell’artista. Tante volte quella che inizialmente era la modella diviene la sua compagna o per l’appunto la moglie conforme la tradizione.

Jan van Eyck - Ritratto dei coniugi Arnolfini - Olio su tela
Il più delle volte marito e moglie sono raffigurati assieme dall’artista e quindi dal di fuori di questa condizione. Basti pensare al famosissimo dipinto di Van Eyck “I coniugi Arnolfini”. Una serie di riferimenti simbolici: il cagnolino come simbolo di fedeltà, i sandali a lato delle due immagini e i piedi scalzi come simbolo di sacralità della abitazione della coppia, denotano una committenza, probabilmente condivisa anche dall’artista, ad esaltazione del matrimonio. È evidente anche il frutto di questa unione in quanto la moglie appare chiaramente incinta e tutta la prospettiva centrale che contiene le figure è dipinta con elementi – vetrata, lampadario, specchio – che rendono l’armonia della vita di coppia.

Quentin Metsys - Il cambiavalute e la moglie - Olio su tela
Un altro esempio si trova anch’esso in un’ opera del Rinascimento Fiammingo “Cambiavalute con sua moglie” di Quentin Metsys, probabile allievo di Jan Van Eyck. Marito e moglie sono sì accumunati dal libro di preghiere sfogliato dalla donna ma l’insieme della composizione suggerisce che un altro collante è forse egualmente forte e nella quotidianità sembra prevalere su ogni altra cosa: l’intensità con cui il marito riguarda la moneta di cui sta valutando il valore e il chinarsi della testa della moglie nella stessa direzione quasi a controllare a propria volta ed eventualmente a suggerire qualcosa in proposito, dichiarano che in quel particolare momento il denaro racchiude ogni vero interesse, in quanto alla base del benessere e della vita stessa.


Aldo Pancheri, è nato a Trento nel 1940. Diplomato all’Istituto d’Arte di Trento, continua gli studi all’Accademia di Belle Arti di Bologna alla scuola Virgilio Guidi ove si diploma nel giugno del 1962. Dal 1961 al 1969, mentre insegna disegno architettonico ed ornamentale a Trento, alla galleria L’Argentario conosce il pittore Aldo Schmid con il quale per un anno condivide l’atelier. Negli anni Settanta si stabilisce definitivamente a Milano ed entra in amicizia con l’architetto Luciano Baldessari, prodigo di consigli e maestro di vita, che lo introduce nel mondo artistico milanese. Numerose le esposizioni in Italia e all’estero con importanti contributi critici. Fra le molte altre sedi pubbliche, sue opere si trovano presso la raccolta Bertarelli, Civici Musei Castello Sforzesco di Milano e presso il Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, MART.



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